Comune di Annicco


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Cenni storici

Ricostruire la storia di Annicco è un'operazione particolarmente ardua, potendo contare su pochi atti, i cui argomenti si limitano a suggerire ipotesi più che creare tesi.

Annicco compare per la prima volta nel 1148 nel panorama storico cremonese, ma la sua nascita va sicuramente posta più indietro nel tempo.

Possiamo ipotizzare addirittura che il toponimo Anigum sia figlio di un prediale celto-romano.

Tuttavia, il vuoto documentario ci obbliga ad attendere il 6 ottobre 1148 quando i fratelli Rucco e Brina, figli di Baninca qui dicitur Aleni, sottoscrivono un contratto d'affitto (vedi foto a lato), dichiarandosi originari de loco Anigo quantunque residenti a Cremona fuori dalla cerchia muraria.

Ci troviamo, quindi, di fronte ad uomini che avevano lasciato la loro terra per stabilirsi a Cremona, attratti dalle vaste aree lungo il Po che il comune si avviava a concedere in livello.

Le fonti si fanno di nuovo inadeguate sino al 1228, quando Annicco viene identificata durante l'attacco operato al "territorio cremonese" da milanesi e cremaschi come ennesimo episodio di una lotta iniziata sin dal XI secolo e destinata a rinfocolarsi ogni volta che uno dei pretendenti partiva da posizioni di forza, gli assalitori si mossero a devastare ed incendiare vari luoghi, fra cui Annicco.

Il tutto viene descritto dai consoli di Cremona, Iacopo e Greco, nella lettera inviata al lontano podestà Egidio de Guberto Lombardo.

Nella lettera dei vicari cremonesi, Annicco, come altre località, viene segnalato senza specificare la presenza di una fortificazione, castrum o castellare che fosse. Questo non significa necessariamente l'assenza di apparati difensivi; tuttavia rende plausibile la mancanza o la decadenza di una vocazione militare.

Scarse e insufficienti a delineare un quadro esauriente sono le notizie che si possono ricavare dai documenti sulle vicende del territorio di Annicco nel periodo visconteo-sforzesco.

Momento fondamentale e punto di partenza può essere considerato l'anno 1420: a quella data risale infatti un documento di singolare importanza per le future vicende del borgo.

Filippo Maria Visconti, ormai signore incontrastato della Lombardia e del territorio cremonese in particolare, nel tentativo di tenere legati a sé coloro che lo avevano seguito in guerra, concede in feudo proprio nel 1420 il territorio di Annicco alla famiglia Lampugnani di Milano.

Il documento cita un fortilicium Anici, si può pensare ad un edificio fortificato o meglio a mura, cinte da fossato, che racchiudevano il primo nucleo abitativo.

Bisogna giungere al 1441 prima di ritrovare nuove informazioni, in quell'anno infatti, il duca Francesco Sforza riconferma a Giovanni Andrea Lampugnani i privilegi concessi dai suoi predecessori.

Lo stesso Francesco nel 1464, autorizza Giovanni Andrea Lampugnani a cedere il feudo di Annicco al capitano Giovanni Francesco Stanga.

Dall'inizio del 1500 i successori di Giovanni Francesco risiedettero per gran parte dell'anno nel castrum di Annicco, soprattutto per badare ai numerosi interessi economici e finanziari.

Nel 1595 Cesare Stanga nominò come erede l'Ospedale di Santa Maria della Pietà di Cremona, gli altri eredi intentarono una lunga causa all'Opera Pia, tuttavia dovettero soccombere.

La perdita di ogni diritto sul feudo non significò molto per gli Stanga, sia per il fatto che comunque risultavano i maggiori proprietari immobiliari sia perchè, a seguito di una precisa politica matrimoniale si erano imparentati con la famiglia Trecchi di Cremona che da lì a qualche anno avrebbe acquistato il feudo di Annicco.

Le cedole d'asta per la vendita vennero pubblicate il giorno 2 aprile 1647 e l'incanto si svolse il 15 dello stesso mese nella Piazza dei Mercanti a Milano.

Il marchese Manfredo Trecchi muore attorno al 1661 senza figli o eredi diretti e il feudo viene confiscato e devoluto alla Regia Camera e ad Annicco si reca il Referendario di Cremona sia per redigere le "informazioni" sulla quantità dei fuochi e delle entrate feudali sia per ricevere il giuramento dei sudditi.

Un nuovo acquirente venne trovato nel 1676 quando il cavaliere bergamasco Federico Solza ne accettò l'acquisto.

La presenza dei Solza non incise sulla vita della comunità, né costituì fonti di grandi entrate per la famiglia, trattandosi di un feudo senza alcuna regalia feudale.

L'unico motivo per cui probabilmente avevano acquistato il feudo, anche a caro prezzo era costituito dal privilegio di potersi fregiare del titolo di "marchesi d'Annicco" ed essere iscritti nel "Catalogo dei titolati".

Tale rimase sino al 1783 quando Antonia Secco Suardo, vedova di Giacomo Solza, rimasta senza eredi, decise di disfarsi del feudo che tornò all'immediata dipendenza dell'autorità centrale.

Simili a quelle di Annicco sono le vicende delle comunità di Barzaniga e Grontorto, anch'essi giurarono fedeltà nel 1468 a Galeazzo Maria Sforza, per più di un secolo la comunità di Grontorto sembra scomparire nel nulla, nel corso del Seicento è presente la famiglia cremonese dei Visconti che tuttavia rimase senza eredi per cui le terre di Grontorto passarono all'Ospedale di Cremona, durante tutto il secolo la situazione economica non si presentava tra le più floride e ci furono diversi tentativi di rimpinguare le tasse comunali a beneficio della popolazione.

Nel 1525 la terra di Barzaniga venne concessa in feudo a Tommaso del Maino, ma non sempre furono facili i rapporti tra la comunità e i signori, i Del Maino prima e gli Ariguzzi poi, le fonti riportano spesso episodi di soprusi dei conti, che accentravano nelle loro mani grandi ricchezze.

A fronte di tali ricchezze stavano i grandi debiti che la comunità aveva verso il Contado, dovuto alla povertà degli abitanti e allo spopolamento soprattutto nel corso del Seicento e la situazione non sembra migliorare nemmeno nel secolo successivo e intorno al 1788 la comunità viene citata in giudizio da alcuni creditori.

Nel 1796, dopo circa ottant'anni di dominio asburgico, lo Stato di Milano entrò a far parte dei possessi francesi.

Iniziava così l'età napoleonica che, con le successive costruzioni statuali della prima e seconda Repubblica Cisalpina e infine del Regno d'Italia, si protrasse sino al 1814.

Amministrativamente il territorio fu diviso in dipartimenti, questi in distretti, i distretti in cantoni, a loro volta suddivisi in comuni.

All'epoca Annicco contava 1674 abitanti e fu inserito nel cantone di Pizzighettone, mentre Barzaniga e Grontorto (rispettivamente 771 e 459 abitanti) a quello di Soresina.

La costruzione amministrativa ebbe comunque vita breve col ritorno degli austriaci.

Economicamente l'intera provincia di Cremona si caratterizzava come zona essenzialmente agricola. Una vocazione che si andò consolidando tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento.

In quel periodo l'agricoltura conobbe infatti un significativo sviluppo dovuti in primo luogo agli effetti di lungo periodo della settecentesca riforma dell'imposta fondiaria.

Il territorio era coltivato in ogni sua parte e la rete dei canali, alimentati dal Naviglio civico di Cremona e dal Pallavicino era già molto fitta.

La rotazione predominante era quella quadriennale: durante il primo anno veniva coltivato il frumento, nel secondo il prato, nel terzo il lino, con un secondo raccolto di granoturco cosiddetto quarantino, mentre nell'ultimo anno era coltivato il granoturco grosso.

I principali prodotti del suolo erano dunque innanzitutto il frumento e il granoturco, la cui produzione oltre a soddisfare il consumo locale consentiva anche una considerevole esportazione verso altri territori.

Meno rilevante era la coltivazione di cereali minori, quella dell'uva, e la coltivazione dei foraggi, che si traduceva anche in una scarsa presenza i bestiame bovino.

Significative invece la coltivazione del lino e l'attività gelsibachicola da cui traevano origine anche i due principali rami d'industria del luogo, vale a dire la trattura della seta e la lavorazione del lino, effettuate dalle donne presso la residenza del fittabile o a domicilio. Ad Annicco si svolgeva poi una fiorente attività di candeggio delle tele.

Sconfitto Napoleone, le potenze vincitrici si riunirono a Vienna per porre le basi dell'Europa restaurata. La Lombardia e il Veneto vennero allora assegnate all'Austria e unite a formare il Regno Lombardo-Veneto.

Come in gran parte della penisola, anche nel Cremonese gli anni successivi al ritorno degli austriaci coincisero con una drammatica carestia, che portò alla fame ampi strati della popolazione e favorì la diffusione, nel 1817, di una grave epidemia di tifo petecchiale.

L'epidemia non pare tuttavia aver colpito, se non marginalmente, il territorio di Annicco, dove le cause di morte prevalenti, anche allora continuarono ad essere le cosiddette febbri intermittenti, tipiche di zone, come l'alto Cremonese caratterizzate da acque stagnanti.

Assai più gravi furono le conseguenze dell'epidemia di colera che colpì il paese nel 1836 oltre alle endemiche epidemie di pellagra assai diffuse in molte zone della campagna lombarda.

All'indomani degli avvenimenti del 1848, che coinvolse anche il Cremonese nelle vicende anti-austriache, Annicco si presentava come un grosso villaggio agricolo di 2200 abitanti.

Il suo territorio, interamente coltivato, era suddiviso in piccoli appezzamenti e in grandi poderi.

I primi, che occupavano una fetta esigua della superficie comunale, erano condotti da piccoli possessori rurali che ne erano coltivatori diretti.

I fondi più estesi invece, detenuti in buona parte dai proprietari assenteisti residenti a Cremona o nei maggiori centri della provincia, venivano affittati a conduttori. Ancora a metà dell'Ottocento, i maggiori proprietari fondiari di Annicco erano i marchesi Stanga Trecco che detenevano oltre un quarto del territorio comunale.

L'industria della seta era l'unica di rilievo presente ad Annicco accanto ad una nutrita schiera di artigiani e commercianti al minuto.

Il 26 aprile 1859 ebbe inizio la seconda guerra d'indipendenza.

In breve tempo le sorti del conflitto volsero a favore delle armate franco-sarde che sbaragliarono le truppe austriache a Magenta e a Melegnano.

Una giornata destinata a rimanere a lungo nella memoria degli annicchesi fu in particolare il 10 giugno, allorchè il territorio comunale venne attraversato dalle truppe austriache dirette verso Soresina.

In quei giorni molti cremonesi si offrirono come volontari nel corpo garibaldino dei Cacciatori delle Alpi.

Una lapide collocata nell'atrio del municipio di Annicco ricorda Luigi Strumia e Luigi Rovida, che persero la vita combattendo rispettivamente, a Castelfidardo e sul Volturno.

Conclusa la guerra, si dispose la suddivisione del territorio in province, circondari, mandamenti e comuni.

Il rappresentante del governo nelle province era il prefetto, cui spettava la nomina dei sindaci.

Ad un ristretto corpo elettorale di estimati era invece affidata l'elezione del consiglio comunale, al cui interno veniva poi votata la giunta.

Dopo l'unità d'Italia però, i problemi per la Comunità non furono differenti dai decenni precedenti e si tradussero in un diffuso disagio avvertibile osservando l'andamento della popolazione ad Annicco e Barzaniga.

Il tasso di mortalità era ancora alto ma a determinare un calo demografico era in primo luogo il movimento migratorio, sia in altri comuni che in America, in particolare verso il Brasile, soprattutto negli anni 1876/77.

La congiuntura economica tornò tuttavia ad essere per molti versi favorevole, i conduttori tornarono a fare buoni affari.

La retribuzione dei contadini continuava però ad essere estremamente bassa, gli amministratori locali cercavano in qualche modo di mitigare questo disagio, ma di fronte all'inadeguatezza delle soluzioni promosse la situazione si fece sempre più drammatica e portò ai primi scioperi che interessarono il contado anche ad Annicco nel 1882.

In molti casi l'esito immediato delle agitazioni fu favorevole ai manifestanti e i patti colonici allora stipulati portarono qualche miglioramento, tuttavia, nella sostanza i risultati furono piuttosto deludenti e servirono più che altro per dare ai contadini una "nuova mentalità di lotta".

Nonostante un relativo progresso nel campo dell'agricoltura alla fine dell'Ottocento, ripresero sia le emigrazioni che le agitazioni contadine, i bassi salari, la precarietà del lavoro, l'aumento della disoccupazione e il richiamo esercitato dai parenti emigrati furono i motivi del nuovo esodo verso il nuovo mondo, numerose proteste si svolsero negli ultimi anni del secolo in tutto il cremonese spesso represse duramente dalle reazioni governative.

Nell'ultimo scorcio dell'Ottocento vi fu anche un episodio di cronaca nera di estrema brutalità.

La notte di Natale del 1895 venne assassinato in paese tale Achilli detto El Saracin. Prima di morire il poveretto riuscì a trascinarsi per l'intero abitato sino a raggiungere la casa del medico.

A causa della profonda ferita alla gola, il sanitario non potè tuttavia fare nulla per salvargli la vita. L'assassino, che riuscì a far perdere le tracce, non fu mai scoperto.

All'inizio del Novecento, nel comune di Annicco risiedevano 514 famiglie per una popolazione complessiva di 2270 abitanti che crebbero dieci anni più tardi a 2439 unità e quella di Barzaniga a 1647; l'economia di Annicco continuava ad essere fondata principalmente sull'agricoltura che, superata la crisi di fine Ottocento, poteva contare ora sul favorevole andamento dei prezzi, aumentò anche la consistenza degli allevamenti, special modo quelli bovini e di conseguenza una maggiore produzione di latte e di formaggi.

Nel complesso, il numero di persone impiegate in agricoltura stava diminuendo a scapito del settore industriale, edile e dei laterizi, serico (soprattutto femminile), di trasformazione dei prodotti agricoli, segherie, vimini, candeggiature delle tele di lino e compravendita di bestiame.

Ad Annicco era inoltre praticato un commercio assai originale, quello cioè dei capelli umani, di cui aveva luogo un pubblico mercato.

Gli anni precedenti il primo conflitto mondiale, videro un indubbio miglioramento nel campo dei servizi, a partire dal sistema istruzione, vennero istituite nuove scuole in tutto il territorio comunale, un nuovo cimitero, miglioramento della situazione delle strade e dell'igiene pubblica, l'impianto di illuminazione elettrica, il servizio telefonico pubblico e postale.

Sempre nei primi anni del '900 sorsero le prime leghe cattoliche e socialiste che rivendicavano, con più o meno radicalità, riforme per migliorare le condizioni dei contadini, ma negli anni della Grande Guerra a soffrire non furono soltanto le famiglie contadine, ma la gran parte dell'economia del paese, ci furono requisizioni di animali, foraggio e mezzi di trasporto, oltre alla carenza di braccia dovuta all'assenza degli uomini sotto le armi.

Nel complesso morirono 49 uomini e per ricordare il loro sacrificio, venne in seguito inaugurato un monumento ai caduti ad Annicco e Grontorto, mentre a Barzaniga il loro nome è ricordato in una lapide collocata sul muro della chiesa.

Nel primo dopoguerra ripresero le lotte contadine sfociate in agitazioni e tumulti e che culminarono con lo sciopero dei "cento giorni" e la successiva occupazione delle cascine, la situazione finalmente si sbloccò nel giugno 1921 con l'insediamento della commissione arbitrale presieduta da Antonio Bianchi, il risultato dei lavori prevedeva la partecipazione dei contadini ai rischi e agli utili dell'azienda, la cui direzione tecnica rimaneva però nelle mani del conduttore.

Ai contadini spettava unicamente una funzione consultiva e di controllo sull'amministrazione, nonostante ciò i conduttori rifiutarono l'accordo, ostacolandone l'applicazione attraverso ricorsi alla magistratura e utilizzando spregiudicatamente lo squadrismo fascista.

Intanto le elezioni del 1920 erano state vinte dai socialisti che prepararono un programma riformista molto ambizioso, forse troppo per un comune dai fondi limitati come Annicco e comunque ebbe breve durata perchè fu costretto a dimettersi già nel 1921 anche per le pressioni dei gruppi fascisti.

In questo periodo infatti, tra gli agrari, si era affermato il concetto che fosse sufficiente il "bastone fascista" a difendere i loro interessi nei confronti delle leghe e delle camere e ad infrangerne i sindacati, così, grazie anche alla tolleranza e alla connivenza di ampi settori dello Stato e delle forze dell'ordine che ne tollerarono le violenze squadriste, i fascisti furono padroni del Cremonese e di Annicco prima ancora della marcia su Roma.

Una delle vittime dell'intolleranza del regime fascista fu don Mario Bozzuffi, coadiutore della parrocchia di Annicco, inviso alle autorità locali per la sua libertà di pensiero e per il seguito che aveva tra la popolazione, venne denunciato a più riprese e quando, nel novembre del 1926, alcune centinaia di fascisti della zona devastarono la casa del parroco per poi aggredirlo e malmenarlo, il questore di Cremona fu costretto a convocarlo e a diffidarlo a fare ritorno ad Annicco, infatti il giorno dopo partì per il convento dei Barnabiti di Sant'Alessandro a Milano.

Gli anni successivi, videro tuttavia un aumento della produzione industriale ad Annicco anche se non in tutti i settori, segnatamente quelli appartenenti a Carlo Bassani (poi eletto podestà) la filanda e la segheria.

Ad accrescere le possibilità dell'industria e del commercio locale, contribuì anche la costruzione della ferrovia Cremona-Soresina; per Annicco, l'evento fu certamente di grande rilievo nonostante la crisi economica di quegli anni.

Nel 1928, venne disposto l'unione dei comuni di Annicco e Barzaniga, vi fu una forte accelerazione delle opere pubbliche tra la fine degli anni Venti e il decennio successivo, ampliamento strutture scolastiche, nuova illuminazione pubblica, copertura rogge e asfaltatura strade.

Nonostante l'evidente impreparazione dell'esercito, anche l'Italia entrò in guerra nel 1940, numerosi abitanti di Annicco vennero chiamati alle armi e dal luglio del 1943 Annicco stessa era divenuta sede di un contingente di circa sessanta militari tedeschi, intanto si intensificarono i bombardamenti, soprattutto con l'obiettivo di danneggiare gli impianti industriali e la ferrovia.

Dopo vari episodi cruenti, finalmente, alla fine dell'aprile del 1945, partigiani e alleati liberarono il paese che da quel momento fu governato dalle forze democratiche e dai partiti che ne sono espressione sino ai giorni nostri.


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